In sintesi
- 🎬 Prima di noi
- 📺 Rai 1, ore 21:30
- 📖 Serie drammatica storica che racconta le vicende della famiglia Sartori durante la Seconda Guerra Mondiale, intrecciando storia nazionale e segreti familiari, con una narrazione intensa e realistica che esplora il peso delle scelte individuali nel contesto collettivo.
Prima di noi, Rai 1, Daniele Luchetti, Linda Caridi e la grande tradizione del dramma storico italiano aprono la prima serata di oggi, domenica 18 gennaio 2026, con due episodi che segnano uno dei punti più alti della serie: il cuore pulsante della Seconda Guerra Mondiale e la frattura morale che attraversa i Sartori. Una proposta fortissima se ami le saghe familiari, le ricostruzioni d’epoca e le storie che sanno intrecciare il personale con il collettivo. E soprattutto, una di quelle produzioni rare che cercano di raccontare l’Italia senza edulcorarla.
Episodi 5 e 6 di Prima di noi: Rai 1 e Seconda Guerra Mondiale
L’adattamento del romanzo di Giorgio Fontana continua a dimostrarsi uno degli esperimenti più ambiziosi della Rai negli ultimi anni. Gli episodi in onda stasera (1943 e 1945) mettono in scena il momento in cui la storia nazionale e quella dei personaggi smettono di correre parallele e si scontrano frontalmente. Il 1943 è il punto di non ritorno: l’Italia spaccata, le famiglie a pezzi, le responsabilità che bussano alla porta anche quando non le vuoi vedere.
Nadia, interpretata da una strepitosa Linda Caridi, porta sulle spalle tutto il dolore della guerra. Annaspa tra assenze e presenze pericolose: Domenico prigioniero in Africa, Gabriele arruolato, Renzo che sceglie la via dei partigiani. E poi quella lettera ritrovata, la diserzione di Maurizio, il peccato originale che continua a marcire negli anni come un’eredità ingombrante. È quasi impossibile non cogliere il parallelismo con le grandi saghe americane, ma qui c’è un gusto tutto italiano per il non detto, per il peso emotivo dei segreti familiari.
Il 1945, invece, è l’anno del ribaltamento. Un mondo si sbriciola, un altro nasce: non tutti sopravvivono al cambiamento e spesso non lo fanno le relazioni. Gabriele viene catturato e costretto a diventare SS: una scelta narrativa forte, anche disturbante, che spinge the character arc in una zona grigia rara nei prodotti italiani da prima serata. Renzo, invece, si dimostra figlio del padre più di quanto voglia ammettere: scappa dalle responsabilità come Maurizio aveva fatto anni prima. Gli autori, qui, colpiscono duro. È una saga famigliare, sì, ma non salva nessuno.
Perché Prima di noi di Rai 1 è una serie da non perdere
Luchetti e Valia Santella costruiscono un affresco che non è solo storico, ma quasi antropologico. Il Friuli rurale, la Torino operaia, il folklore del Cjalcjut che pesa sul petto dei colpevoli come un incubo ancestrale: ogni elemento è pensato per restituire un’Italia che sta nascendo e che, allo stesso tempo, continua a lottare con i propri fantasmi.
- Le location sono spettacolari: Val Cimoliana, Feltre, Piazza Castello, Baratti&Milano. Ogni luogo respira.
- La scrittura è ambiziosa: una storia multiprospettica che attraversa sessant’anni senza perdere coerenza emotiva.
Gli episodi di questa sera sono probabilmente i più duri dell’intera serie, e proprio per questo i più necessari. Le scelte dei personaggi non sono eroiche né rassicuranti: si muovono dentro un contesto in cui bene e male collidono, si sfiorano e spesso si confondono. Gabriele, costretto nelle SS, e Renzo, incapace di diventare padre, non sono figure “giuste” o “sbagliate”: sono umane, fragili, figlie del loro tempo.
È un modo molto diverso di fare tv storica, più vicino alla sensibilità contemporanea: niente santini, niente retorica, tanta complessità. E sì, un certo gusto nerd per la ricostruzione precisa, per il dettaglio che rimanda al contesto più ampio. Per esempio, tutta la questione del Cjalcjut che aleggia sulla famiglia è un tocco raffinato: una metafora culturale che parla del senso di colpa come trauma transgenerazionale, prima ancora che come fatto storico.
La forza di Prima di noi sta nella sua capacità di mostrare come le scelte private – grandi o piccole – incidano sulla storia collettiva. E viceversa. È un gioco di specchi che solo le serie corali di grande respiro riescono a reggere. Non sorprende il coinvolgimento di Luchetti, già abituato a muoversi nel territorio della memoria con progetti delicati e profondi come L’amica geniale.
Stasera è un appuntamento obbligato per chi ama le saghe famigliari che sanno fare male, perché non cercano scorciatoie emotive. Gli episodi 5 e 6 sono un tuffo nel cuore oscuro del Novecento, raccontato con un tocco moderno, dolente e potentissimo. Rai 1 li propone dalle 21:30 per 145 minuti intensi, che scorrono veloci ma lasciano il segno.
Se ami le storie che ti restano addosso, questa è la scelta giusta per la tua domenica sera.
